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Dario Ceccarelli, essere direttore d’hotel nella Città degli Innamorati

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Amelia e Adele lo aspettano a Trento e i suoi collaboratori a Verona. Una spola continua tra casa e lavoro, tra vestire i panni di padre e quelli di direttore. Così Dario Ceccarelli, attuale General Manager del Best Western CTC Hotel Verona, porta avanti la gestione di uno degli alberghi più prestigiosi della città degli innamorati.

​Nato e cresciuto nella Maremma toscana, dopo la laurea in scienze politiche all’università di Siena, inizia una “diaspora” lavorativa tra il Nord e il Centro Italia, specializzandosi prima nella vendita e successivamente nella direzione di hotel business affiliati a marchi internazionali. Fino ad approdare a Verona.

Da bambino già sognava un futuro da team leader o è stata una scelta da adulto?
“Sicuramente ho sempre avuto una propensione alla leadership che inizialmente hanno notato le persone che mi circondavano. Adesso difficilmente potrei fare a meno di essere il riferimento del mio gruppo di lavoro”.

Cosa non manca mai nella sua direzione alberghiera?
“Il tentativo di gestire serenamente il mio staff. Se c’è buon umore nell’atmosfera si riesce a trasmetterlo agli ospiti”.

Quali sono le tre caratteristiche cardine di un direttore d’albergo?
“Difficile trovare aggettivi ma sicuramente capacità di gestione dei conflitti, di qualsiasi natura, all’interno dello staff, con i clienti ed i fornitori. Flessibilità nel riuscire a interpretare le molteplici situazioni che si affrontano quotidianamente. Banalizzo, ma una ricetta che va bene oggi può essere completamente sbagliata domani. Farlo capire, e riuscire a trasmetterlo allo staff è forse il requisito fondamentale. Capire in anticipo quale sarà la risposta a chi mi porrà questa domanda tra qualche anno… in sostanza vivere consapevolmente i cambiamenti che investono il nostro mestiere”.

E quali le caratteristiche che richiede ai suoi collaboratori?
“Pretendo sincerità. Non sopporto che si cerchi di coprire un errore sperando di non essere scoperti. Essere messo a conoscenza di tutto mi permette di offrire un vero supporto in caso di assunzione di responsabilità. Pretendo generosità: non dire no se un sì agevola gli ospiti o i colleghi, sempre che non si stravolga l’organizzazione aziendale”.

Ci si immagina un direttore h24 in hotel. Quanto conta (se ci riesce) ritagliarsi dei propri spazi per staccare la spina?
“Si sente spesso dire che il bravo direttore si vede quando non c’è. E abitando a 100 km di distanza io spesso non sono presente in struttura.​ ​Mi impongo di conciliare attività lavorativa e famiglia.​ Dovremmo tutti noi porci questo obiettivo, trovando il coraggio e l’umiltà di delegare e favorire la crescita professionale dei più stretti collaboratori. ​Un direttore h24 è qualcuno che non sa pianificare o che accetta passivamente la poca lungimiranza delle proprietà”.

Il “direttore d’albergo in vacanza” crea un po’ d’ansia a chi lo dovrà accogliere. Cosa non deve mai mancare nel suo “albergo tipo”?
“​Vado contro gli interessi della categoria ammettendo che spesso in vacanza cerco soluzioni diverse dal soggiorno in hotel. La mia compagna non sopporterebbe le inevitabili analisi comparative cui sarebbe soggetta… . E comunque quando sono cliente in hotel tendo ad essere quasi invisibile”.

Il cliente ha sempre ragione o no?
“​Assolutamente no, ma è colui che ci paga lo stipendio. Prima di avanzare qualsiasi rivendicazione è bene mantenere la lucidità e analizzare bene i motivi delle sue rimostranze”.

Quali sono le richieste dei clienti più bizzarre che in questi anni di lavoro si è sentito fare?
“​Lavorando in hotel prevalentemente rivolti alla clientela business, mi ritengo fortunato rispetto ad altri colleghi di resort puramente leisure che me ne hanno raccontate di tutti i colori. La richiesta più bizzarra è comunque avvenuta nella struttura dove lavoro molto prima del mio arrivo. Una signora chiese di cambiare stanza perché nella sua avvertiva la presenza di un fantasma…Avrei fatto fatica a quantificare la spesa per “acchiappafantasmi”​ nel budget previsionale!”.

Verona offre una variegata alternativa di hotel di alto livello. Come “abbatte” la concorrenza?
“​Mi piace lavorare sulla reputazione del mio hotel, è l’unica ricetta che conosco per mantenere le performance costanti nel tempo. La concorrenza non si abbatte, si studia, si include nel nostro tessuto relazionale, si ammira se effettivamente migliore di noi. Ma ci sarà sempre un hotel più nuovo, meglio ubicato, meglio gestito. Tuttavia l’identità che si crea nel tempo è magica perché si alimenta da sé”.

Ha già all’attivo diverse direzioni alberghiere. Ma ci dica la verità, ha ancora un sogno nel cassetto da realizzare?
“​In realtà ne ho diretti alcuni ma sempre per conto di altri… . L’idea di averne uno tutto mio al momento non mi stuzzica particolarmente. ​Anche perché richiederebbe molto aiuto di tutta la famiglia ed è bene che le mie figlie scelgano da sole la propria strada”.

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Un commento

  1. Ottima intervista, soprattutto per quanto riguarda la capacità di delegare per far crescere i propri collaboratori attorno a se.

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