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Ornella Laneri: Hotel Manager a Catania con il pallino per il “green”

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Dall’orto urbano al ristorante, passando per l’hotel. E’ questo il progetto di cui oggi, più di tutti, racconta Ornella Laneri, amministratore delegato del Four Points by Sheraton Catania Hotel & Conference. Da poco, insieme allo chef Saverio Piazza, ha inaugurato il primo Orto Urbano, Horto in, legato a un contesto alberghiero di grandi dimensioni. Una start up innovativa che aggiunge un tassello alla sua idea d’impresa etica e quindi “green”. Ed è proprio nell’ambito di questa visione “sostenibilie”, la nascita del Timo Restaurant (ristorante dell’hotel) che, da oggi potrà utilizzare prodotti dell’orto a km zero, ridurre le emissioni di gas dovute al trasporto delle merce e regalare ai propri viaggiatori un’atmosfera che sa di agrumi, pomodoro e basilico. Ma la Laneri già pensa ai prossimi passi futuri: “Ho appena completato la realizzazione del primo orto urbano in un albergo siciliano di queste dimensioni. Sto già lavorando per ottenere il titolo di Bike hotel, con aree di lavoro e servizi dedicati ai ciclisti. E per chiudere (per il momento)  una fondazione (OELLE, le mie iniziali e il mio soprannome aziendale) per l’arte del futuro, collegata al mio lavoro attraverso la realizzazione di residenze di artisti, con un occhio attento e inevitabile al Mediterraneo”. Insomma, una donna multitasking che fin da giovane, non ha esitato a rimboccarsi le maniche e intraprendere la sua strada: non abbandonando mai la sua palla di elastici, esattamente, dal 1985.

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Dal facoltà di architettura si è ritrovata nel mondo del turismo. Un cambio di rotta casuale o pensato?
In realtà è stata una scelta impulsiva di una 23 enne che, in un momento di dubbio sulla scelta fatta, si è voluta mettere alla propria nell’azienda di famiglia. Non mi ne sono mai pentita.

Quando si è davvero accorta di essere portata per diventare una team leader?
Sono un pelo rosso bilancia, con ascendente ariete, direi dalla nascita! Seriamente, credo che la leadership sia una caratteristica innata, io ho la fortuna di riuscire velocemente a cogliere atmosfere e stati d’animo: quando faccio un colloquio di lavoro, mi sono sufficienti  pochi minuti per cogliere la predisposizione del/della candidato/a a far parte della mia squadra.

Cosa non manca mai nella sua direzione alberghiera?
Tolta la professionalità – dalla quale non si può prescindere in alcun ruolo dirigenziale – sicuramente l’attenzione verso il viaggiatore, il rispetto verso il mio staff, il sorriso, il pathos. Dimenticavo, la palla di elastici che mi segue dal 1985.

Quali sono le tre caratteristiche cardine di un direttrice d’albergo?
Carisma, problem solving , spirito di servizio. 

E quali le caratteristiche che richiede ai suoi collaboratori?
Io dico sempre loro che servire è il lavoro più bello del mondo se lo si fa con consapevolezza e passione: i viaggiatori ci  hanno scelto e abbiamo il dovere non solo di essere all’altezza delle loro aspettative, ma di rendere il loro soggiorno unico.

Ci si immagina un direttore h24 in hotel. Quanto conta (se ci riesce) ritagliarsi dei propri spazi per staccare la spina?
Questo lavoro crea una meravigliosa dipendenza e si porta inevitabilmente a casa. Ricordo che a 7 anni mio figlio (oggi 23 enne) scrisse che avrebbe voluto rompere la porta dell’albergo così sarei rimasta a casa. Quando è nata la seconda (adesso ha 17 anni) la portavo con me per allattarla e dormiva nel bagno del mio ufficio! Il mio primo compagno  era direttore d’albergo e l’attuale fa lo chef con me. Devo aggiungere altro? Ma siamo una meravigliosa famiglia allargata  e non cambierei nulla.

Lei fa anche parte dell’associazione Imprenditrici Donne Dirigenti d’Azienda. Quanto è difficile (se lo è ancora) per una donna farsi spazio nel mondo della gestione ad alti livelli, come quella turistica?
Forse il mondo del turismo è quello nel quale l’essere donna è meno discriminante, perché l’arte dell’accoglienza non ha sesso. Ho detto volutamente, meno, perché è ancora lunga la strada per la parità di genere, che non passa solamente attraverso “una vocale”. Un esempio? Nel nostro campo, fatto ancora  più di esperienza che di master, una donna normalmente entro i 30 anni ha il primo figlio, e qui comincia il sorpasso da parte del collega.

Non solo. E’ anche docente di marketing in corsi di formazione professionale per il turismo. Qual è la prima cosa che insegna ai suoi alunni?
Lo sono stata, oggi mi limito ad incontri spot, mi piace definirli “testimonianze di viaggio”, durante i quali cerco sempre di far capire che entrare in un albergo, in qualsiasi ruolo, deve essere una scelta d’amore, una vera e propria vocazione. I più innamorati completano il percorso di stage da me. Quelli che superano “il battesimo del fuoco della signora OELLE  “rimangono anche per anni.

Cosa manca ancora, secondo lei, nell’accoglienza alberghiera siciliana? E quali sono invece i punti di forza?
Qualche anno fa avrei elencato più punti di debolezza che di forza, oggi sono felice di vedere che noi albergatori siciliani abbiamo preso consapevolezza di essere uno dei motori trainanti l’economia della nostra splendida è complicata terra e, mi conceda la licenza tecnica, siamo finalmente costumer oriented. La nostra debolezza non dipende da noi, si chiama infrastrutture e trasporti.

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Su Marzia Caserio

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