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Boutique Hotel: Ian Schrager parla delle ultime tendenze

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Il guru visionario del concetto Boutique Hotel Ian Schrager, fondatore di Studio 54 e del Morgans Hotel Group, e titolare della Ian Schrager Company, è stato recentemente intervistato da CNNMoney, in occasione della Boutique Investment Conference di New York City, durante la quale è stato invitato a parlare delle ultime tendenze proprio in tema di Boutique Hotel.

Ecco alcuni punti salienti della conversazione di Schrager con intervistatore Vanessa Yurkevich, corrispondente della CNNMoney (fonte: HotelNewsNow)

Cosa rende un hotel un boutique hotel? E cosa significa per te il concetto di boutique luxury?
Si tratta di un atteggiamento, di un’esperienza di alto livello, non possibile da parte di tutti gli hotel e non destinata a tutti gli ospiti. L’obbiettivo boutique è molto specifico. Può anche essere eccentrico e stravagante…l’importante è che superi le aspettative degli ospiti. Quel che è certo, è che non si tratta di un prodotto generico..

Cosa stanno facendo di buono gli operatori del settore boutique?
L’esperienza, in generale, è in via di miglioramento. Il Food&Beverage, da sempre punto debole del settore, è in generale molto migliorato. Finalmente gli ospiti scelgono le strutture non solo in base al prezzo e alla posizione, e questo è positivo. L’unico timore che ho, è che gli operatori comincino a lavorare tutti secondo lo stesso modello, con quella stessa mentalità da gregge che ho conosciuto0 30 anni fa, quando il mio socio Steve Rubell e io abbiamo cominciato a lavorare al concept di Boutique Hotel.

Che cosa stanno invece facendo di sbagliato?
Quando l’ architetto Ludwig Mies Van der Rohe ha progettato il primo edificio modernista, è stato copiato ovunque. In questo settore, sta succedendo lo stesso. Non è la progettazione che rende un hotel un boutique hotel. È una questione di approccio, di atteggiamento, di manifestare cultura pop. La maggior parte delle persone non capiscono che non è soltanto una questione di design. Gli effetti speciali possono rendere un film migliore, ma non ne determinano la qualità in generale. Sono preoccupato che in questa fase venga progettato ovunque lo stesso tipo di hotel, ma in colori diversi.

Qual è l’hotel dove preferisci soggiornare, esclusi i tuoi?
Sono un ammiratore di Steve Wynn, che ha reinventato gli hotel di Las Vegas, adesso copiati ovunque. Sono un ammiratore di Sol Kerzner e dell’Atlantis Resort. È un prodotto diverso rispetto al mio gusto e al mio lavoro, ma sono molto bravi in ​​quello che fanno. … Mi piace quello che Alex Calderwood ha fatto nella Ace Hotel, attingendo dalle tendenze di Seattle e dalla cultura grunge.

Il servizio è più importante della progettazione?
Per me sì. Credo che la gente in un boutique hotel si aspetti design, bellezza, esperienza. Se a queste viene unito un ottimo servizio, si genera una vera sintonia con l’ospite, che vedrà superate le proprie aspettative.

Dove risiedono le opportunità di innovazione in fatto di ospitalità?
Tutti conosciamo lo spettacolo di Broadway Hamilton e che successo sia stato. La ragione del suo successo, per quanto mi riguarda, è stata il fatto di partire dalla storia tradizionale e mescolarla con la musica hip-hop. Grazie alla combinazione di questi elementi così diversi, è stato creato qualcosa di speciale. Ecco dove risiedono le opportunità di questo business. Siamo nell’epoca del Product Distinction Business e bisogna essere disposti a non seguire le regole, a correre il rischio di mettere insieme le esperienze per arrivare a un risultato che, all’inizio, sarebbe stato inimmaginabile. Se riuscirete a fare questo, avrete un grande, grande successo.

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