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Pank, Mamil, Stim. Le nuove definizioni nel mondo del turismo

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Il mondo del turismo non è mai fermo e continuamente è investito da innovazioni, tendenze, mode e caratteristiche.
Ecco, di seguito, una fotografia sui principali trend dell’industria turistica nel mondo.

NUOVI TARGET

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Fenomeno Pank
Non ci stiamo riferendo a quei giovani che vanno in giro con creste di capelli colorati, pieni di piercing e abiti dark.
Già nel 2013 si parlava di Pank – professional aunt no kids – ossia di donne in carriera senza bambini.
Le Pank hanno una vita molto attiva e soprattutto viaggiano molto: è infatti il nuovo target molto interessante per il settore turistico: solo negli Stati Uniti si stima che abbia speso più di 9.000 milioni di dollari all’anno in viaggio con amiche, colleghi o addirittura con i propri nipoti. Basti pensare che ormai anche in Europa circa il 20% delle donne in età fertile non sono madri.
Secondo il report presentato al World Travel Market di Londra dalla società di ricerche di mercato Euromonitor International, il gruppo Pank è costituito da donne dai 18 in su senza figli che spesso amano dedicarsi molto ai nipoti.
I viaggi sono un ottimo modo per rafforzare queste relazioni, sottolinea Savvy, una società specializzata in questo segmento della domanda web. Al 48% delle Pank piace viaggiare con i suoi nipoti.
Euromonitor indica che questo fenomeno sia in crescita, date le tendenze demografiche; aumenta il numero di donne con o senza un partner fisso che prendono volontariamente la decisione di non diventare madri o che ormai hanno superato l’età.

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La carica dei Mamil
Se nel 2013 dunque si parlava di Pank oggi si citano anche i Mamil: middle aged men in lycra, come dire uomini di mezza età amanti dello sport. Sono i nuovi protagonisti del turismo segnalati dal WTM Global Trends Report 2014, pubblicato in collaborazione con Euromonitor International e presentato al WTM di Londra. Quest’anno, quanto agli Stati Uniti, gli analisti accendono i riflettori sui Mamil, appassionati di ciclismo oltre che di golf. Il numero globale dei biker, ad esempio, è passato dai 3,5 milioni del 2012 a 3,8 milioni del 2013, con picchi di crescita in California e in in Europa. Il target è redditizio: i ciclisti, infatti, spendono in media il 20% in più rispetto ai turisti tradizionali. Per questo motivo è necessario investire con forza in infrastrutture e programmi bike-friendly, e con il sito.
Secondo Euromonitor International alcune destinazioni emergenti potrebbero accrescere la loro popolarità proprio rafforzando le infrastrutture e l’offerta cicloturistica.

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Nuovi consumatori under 25, i Millennial
Veste Zara ed H&M. Beve Redbull, oppure le centrifughe, mangia pizza ai peperoni, ma anche alimenti biologici e vegani. Non si perde una puntata del serial Dr. House, ma la sua vera passione è internet: fra chat, twitter, musica in streaming, trascorre gran parte del suo tempo libero davanti allo schermo, che sia quello di un tablet, di uno smartphone o di una consolle. Questo è il ritratto del ventenne della porta accanto, ma non solo. È anche lo studente cinese, il giovane operaio indonesiano, l’organizzatrice di eventi di San Paolo o il ragazzo del call center di Casablanca.
È la Generazione Y degli under 25, quella dei nativi digitali, la più globale che il mondo abbia mai conosciuto. Che esista ormai è cosa nota; che esista anche nei paesi emergenti, forse un po’ meno.
Non importa se questi giovani siano musulmani o cattolici, asiatici o africani. Questi ragazzi, nonostante le differenze culturali, geografiche ed etniche, sono molto simili. Ma non si tratta di omologazione, bensì piuttosto di integrazione e multiculturalità. Le quattro storie qui sotto lo dimostrano.
Sociologi ed esperti di marketing hanno già effettuato numerose ricerche dedicate alla generazione under 25, alle sue caratteristiche e stile di vita. Ricerche che portano interessanti considerazioni socio-economiche: finora, infatti, si è sostenuto che per competere sui mercati emergenti occorre riadattare i prodotti secondo la cultura del target da colpire; questo potrebbe non essere necessariamente in tutto e per tutto vero, quando si tratta di under 25. Spesso questi giovani, complice la globalizzazione, hanno gusti simili: ciò che compra un ventenne italiano, funziona nel resto del mondo. Per le aziende che esportano, ma anche per le destinazioni e le aziende che offrono ospitalità si aprono nuove prospettive, soprattutto perché gli under 25 che non sono pochi: per l’esattezza, la metà della popolazione mondiale.
Dunque i meglio conosciuti come Millennials sono crossmediali, tecnologici, urbani, istruiti, ma anche a rischio di disoccupazione (data l’attuale congiuntura economica) e decisamente multiculturali, in virtù dei nuovi media, di cui sono padroni e grandi utilizzatori. Il boom di internet in Africa e in Medio Oriente, non a caso, è guidato prevalentemente da under 30.
Gli under 27 cinesi, per esempio, passano sulle chat una media di 9 ore alla settimana, tre volte tanto rispetto ai coetanei statunitensi. E finiscono con l’approvvigionarsi tutti alle stesse fonti. Lin Yang, insegnante all’Istituto di Psicologia della Chinese Academy of Sciences, racconta: «Mia nipote ha solo dieci anni ma conosce perfettamente marchi come Bmw, Gucci, Chanel, Omega o Apple».
La generazione Y è in tutto e per tutto una nuova classe di consumatori. La loro dimestichezza con le nuove tecnologie e i nuovi media cambia radicalmente l’approccio con cui il marketing deve guardare a questo target. La chiave per raggiungerli sarà certamente internet, meglio ancora se su cellulare.

NUOVI MERCATI

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Dopo i Bric, sarà la volta degli Stim
Già nel novembre 2001 si parlava di economie emergenti. Era Jim O’Neill, di Goldman Sachs, che nel suo report sui nuovi mercati citava i BRIC, acronimo che sta a indicare Brasile, Russia, India e Cina, come ai Paesi su cui puntare la futura attenzione.
Oggi possiamo constatare che le previsioni erano più che corrette: la Cina risulta un paese più emerso che emergente, il Brasile vede uno sviluppo accelerato, l’India è un’economia da cui l’Asia non può prescindere e la Russia gestisce alcune delle più grandi ricchezze naturali. Sono dunque Paesi già arrivati ed è per questo che è ora di una nuova previsione; di cercare i prossimi quattro fortunati.
Chi verrà dopo i Bric? Molti sono stati gli studi giunti alla conclusione che prossimamente sarà la volta degli Stim: Sudafrica, Turchia, Indonesia, Messico.
Si ipotizza che nel 2050 il G7 sarà composto da Usa, Cina, India, Russia, Brasile, Messico e Indonesia. In quella data il Messico sarà la sesta più grande economia del mondo, sorpassando anche la Russia; l’Indonesia supererà l’Italia e il Canada, mentre la Turchia avrà redditi pro-capite pari a quelli americani attuali. In realtà in merito al Sudafrica, poi, in realtà, Jim O’Neill si era già accorto nel 2003 delle sue potenzialità, dedicando un report apposito. Basti pensare che la sola Pretoria ha una popolazione in forte crescita, con una classe media tra le più interessanti.
Tuttavia limitare il focus sugli Stim non convinceva del tutto, già nel 2005 lo stesso O’Neill: “Sudafrica, Turchia, Indonesia e Messico non sono che 4 tra ben 11 Paesi su cui puntare”. Sarà bene puntare l’attenzione anche su: Bangladesh, Egitto, Iran, Corea del Sud, Nigeria, Pakistan, Filippine e Vietnam.
La società di ricerca Euromonitor International pubblicando lo studio “New Frontiers: Strategy Briefing on the Next Eight Emerging Economies” parla, invece, di 8 Paesi: i quattro Stim, più Argentina, Polonia, Arabia Saudita e Corea del Sud.
A Paolo Guerrieri, docente di Economia internazionale alla Sapienza di Roma, l’ottimistica considerazione sugli Stim piace a metà: “La vera storia dei Bric l’ha fatta la Cina, o meglio ancora l’Asia. Per questo i prossimi quattro grandi mercati vanno ancora cercati lì, nell’area che si sta rivelando il nuovo motore del mondo”. Guerrieri opta per il Vietnam al posto del Messico, che è troppo legato agli Usa e ai suoi tassi di crescita tipicamente occidentali. E se la Turchia lo convince, leverebbe il Sudafrica dalla lista e lo sostituirebbe l’Egitto, non trascurerebbe invece la Corea del Sud che appare molto promettente.
L’industria dei mercati stranieri attuali cresce ancora
Secondo una panoramica generale rivelata dal WTM Global Trends Report l’industria turistica globale gode di buona salute, nonostante la crisi europea. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il GDP è cresciuto del 3,4% nel 2014, ovviamente trainato in particolar modo da Cina, India e Sud-Est Asiatico. Gli arrivi internazionali che nel 2013 hanno raggiunto quota 1,1 miliardo a livello globale (registrando un+5,1%), sarebbero cresciuti quest’anno di un ulteriore 4,7%.

NUOVI MEDIA
Dilaga il mobile, decolla la tecnologia indossabile
Parlando di nuovi trend non si può non parlare anche di nuovi media e canali di comunicazione. Il fenomeno, in fortissima accelerazione, della tecnologia in generale ha modificato se non addirittura stravolto le modalità di comunicazione; questo ancor di più con il mobile, che ha trasformato siti, ma anche la promo-commercailizzazione dell’offerta, il processo di prenotazione e il comportamento stesso dei viaggiatori.
L’ultima tendenza nel turismo è la “tecnologia indossabile”, stiamo parlando degli smartwatch piuttosto che i tanto attesi Google Glass. Molte sono le realtà che hanno adattato le loro strategie di comunicazione, adottando nuovi approcci: Expedia, ad esempio, ha realizzato l’app per l’orologio Samsung Galaxy Gear, e sta lavorando anche a un’applicazione per gli occhiali firmati Google. Invece la Starwood App per Google Glass, della nota catena alberghiera, consente di prenotare una camera e una volta a destinazione guidal’ospite fino alla camera, dove l’Apple Watch può essere addirittura anche la chiave per aprirla.

Fenimeno Braggy: il selfie in Hotel
Parlando strettamente del mondo dell’hospitality dobbiamo menzionare il fenomeno del braggy, altro non è che l’evoluzione del selfie: ovvero gli autoscatti degli stessi clienti messi in rete appena arrivati in hotel, nei primi 10 minuti di vacanza.
Un modo molto social di autocelebrarsi – sia per il cliente, ma indirettamente anche per l’hotel rappresentando una sorta di pubblicità a costo zero.Una volta effettuato il check-in, prima di andare a scoprire la camera, a testare il letto e i cuscini o quanto grande sia la piscina, gli ospiti non perdono l’occasione per farsi un selfie e per documentare il loro arrivo agli amici e conoscenti e immortalare il ricordo.
Secondo un’indagine di Hotels.com la maggior parte dei braggies riprende la vista dalla finestra della propria camera, un’immagine del letto o il paesaggio esterno.
Sono tanti gli hotel che già si sono accorti del fenomeno e lo hanno immediatamente sfruttato a proprio favore.
Il Mandarin Oriental di Parigi, ad esempio, offre il pacchetto”Selfies a Parigi”, che comprende una Mercedes Classe Econ autista a disposizione degli ospiti per tre ore, la connessione Wi-Fi in camera e fornisce, non a caso, un elenco dei migliori punti di Selfie in Parigi. Gli ospiti, poi, possono vincere un soggiorno di una notte gratuita taggando l’hotel nel selfie, in modo da aumentarne la reputazione sui vari social media.
Altra struttura intraprendente in tal senso è l’Hotel Grand Bretagne di Atene che ha addirittura al suo interno un “punto Selfie” precisamente sul tetto, predisposto in modo che gli ospiti possano scattare la foto perfetta con l’Acropoli sullo sfondo.
Il 1888 Hotel a Sydney, invece, consente agli ospiti che scattano i selfie nella hall, una volta caricati e taggati su Instagram, di rivederli immediatamente sugli schermi al banco del ricevimento.
A conferma del fenomeno braggy dilagante è il sondaggio online della catena Marriott Hotel che, studiando la stanza dei sogni, ha menzionato tra le caratteristiche e innovazioni vincenti preferite proprio delle prolunghe per  effettuare più agilmente i selfie.

Punti e benefit per chi posta l’hotel
Venendo incontro alle esigenze dei clienti e anche per favorire questo fenomeno è sempre più diffuso, dunque, negli hotel il wifi gratuito, spesso con l’aggiunta di benefit per chi posta immagini dell’albergo. Ne è un esempio il Kimpton Hotels che offre, a chi condivide immagini sui social media, la connessione gratuita e un voucher per la spa. Marriott, invece, ha lanciato il programma PlusPoints che consente di accumulare punti con le attività sulle piattaforme social.
Sono già molte le strutture che offrono pacchetti “Selfie vacanza”, piuttosto che concorsi che premiano i selfie più originali e ben fatti.

Negli Stati Uniti, i contest fotografici sono diffusissimi: il Lansdowne Resort a Leesburg in Virginia ha stanziato più di 15.000 dollari tra premi e soggiorni omaggio per gli ospiti che pubblicano selfie della loro vacanza, stessa cosa ha fatto l’Hotel ModeraaPortand in Oregon.
E, strano ma vero, tra i maggiori estimatori di selfie&co ci sono proprio i mercati emergenti: risultano più attivi sui social media la Cina, il Brasile, l’Argentina e il Vicino Oriente fonte (Euromonitor International, cit. daPew Research Center Report).

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Su Elena Tarfanelli

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Dopo un’esperienza pluriennale presso una agenzia di comunicazione milanese come editor e redattrice di riviste per professionisti per il settore contract, entra in Teamwork come responsabile dell’editoria.

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