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Perchè Airbnb è la più grande impresa “alberghiera” del mondo? L’opinione di Larry Mogelonsky

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È il momento che il mondo alberghiero si svegli e faccia i conti una volta per tutte con la realtà di Airbnb, la più grande impresa mondiale in fatto di alloggi. E probabilmente anche la migliore.
A dichiararlo in un recente articolo è Larry Mogelonsky, fondatore e presidente di LMA Communications inc, società di marketing e comunicazione turistica e riconosciuto da HSMAI come uno dei “25 Top Extraordinary Minds” nel settore dell’ospitalità a livello mondiale. Mogelonsky, che è stato ospite in occasione dell’edizione 2015 dell’Hospitality Day a Riccione, ha fornito le seguenti motivazioni per definire la superiorità di Airbnb; scopriamo se possiamo trarne qualche spunto per l’hotellerie:

1. Airbnb ha un sito web chiaro, semplice e usabile, dove mostra in maniera chiara e accattivante le attrazioni e i prodotti dei territori, valorizzandoli al massimo. Significativo e affidabile il sistema che impegna ospiti e titolari a fornire feedback reciproci, proprio come nei portali di recensioni

2. Airbnb è un brand riconosciuto e riconoscibile. L’utente non è disorientato da altri sotto-brand o alternative a quello che è il servizio proposto: l’offerta di alloggi. Questo modello semplice e univoco non genera equivoci e confusione e, allo stesso tempo, fidelizza e genera fiducia negli utenti.

3. Airbnb investe in pubblicità tradizionale (tv, radio, cartelloni pubblicitari e riviste), utilizzando il web più come canale di distribuzione che come strumento promozionale e facendo leva sui social media per costruire e curare le relazioni con gli utenti.

4. Airbnb è customer friendly. Se chiedete un parere a chi ha in passato utilizzato i servizi di Airbnb, probabilmente sorriderà ripensando alla sua esperienza. Questo soprattutto perchè la filosofia di Airbnb si basa sul rapporto diretto e amichevole tra ospiti e proprietari, senza la necessità di intermediari senza volto.

5. Airbnb è un’esperienza completa per l’utente. Airbnb ti incoraggia a esplorare le strutture disponibili in ogni sede e ad approfondire ogni dettaglio. Questo risveglia l’istinto di ricerca primordiale nel consumatore. Di conseguenza, l’ospite prima dell’acquisto ha avuto molte possibilità di informarsi su struttura e location: questo processo lo fa sentire partecipe nella decisione di acquisto. In questo senso, l’ospite ha già stabilito una relazione con il territorio e i titolari della camera (o dell’appartamento) prima ancora della prenotazione.

6. Airbnb propone la più vasta gamma di disponibilità del prodotto. Ciò significa che il cliente ha una scelta più ampia e una più ampia gamma di opzioni di prezzo, forse ancor più che su qualsiasi OTA. Perché cercare altrove?

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Mogelonsky prosegue parlando del (giustificato) allarmismo da parte degli albergatori, già impegnati a combattere l’intermediazione con le OTA che, pur con tassi di commissione più o meno elevati, garantiscono comunque l’occupazione dell’hotel. L’imposizione di Airbnb nel mercato dell’ospitalità, dunque, rappresenta una minaccia senza via d’uscita? Ecco alcuni suggerimenti e considerazioni:

1. Gli albergatori devono collaborare
La soluzione non può che partire da base locale. Le aziende, unite, possono fare la loro parte, sostenendo e incoraggiando general manager e proprietà a rendersi maggiormente competitivi e a lottare per il rispetto delle regole e dei propri diritti.

2. Analizzare i soldi persi
Prevedere con la maggior precisione possibile le percentuali di occupazione in perdita e le entrate mancanti, ma non solo. Occorrerà calcolare anche le perdite di posti di lavoro. Aggiungere a questo la mancanza di controlli in termini di sicurezza e sanità. Se, per esempio, il certificato di agibilità è un prerequisito per l’apertura di un hotel nel vostro comune, identificare se si siano verificate violazioni in questo senso.

3. Impegnarsi perchè la concorrenza sia basata su eque condizioni
Non è auspicabile nè prevedibile una lotta come quella intercorsa tra i tassisti e Uber, nè invocare divieti di alcun genere servirà a qualcosa. Gli albergatori sono abituati alla concorrenza, ma questa deve essere giocata ad armi pari. Equità significa uniformare diritti, doveri e possibilità: a tutti gli operatori devono essere richieste le stesse tasse, gli stessi controlli e le stesse licenze.

In effetti, l’espressione tanto in voga sharing economy, secondo Mogelonsky sarebbe utilizzata impropriamente, nel caso di Airbnb. Per definizione, infatti, la condivisione è una transazione senza contanti. Airbnb, invece, ha accumulato un grande patrimonio e molti titolari di alloggi si sono arricchiti utilizzandone i servizi. Di certo c’è che Airbnb è riuscita ad aggredire una nuova fetta di mercato turistico e delle nuove categorie di viaggiatori, ma non senza fare concorrenza al settore dell’hotellerie. E non è esattamente quello che si può definire come condivisione.

Fonte: HOTELSMag.com

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Su Martina Manescalchi

Esperta di comunicazione digitale, è consulente, formatrice e responsabile del settore editoriale Teamwork, autrice per la rivista "Guest" e docente del corso in "Web Communication" presso l'Università di Bologna.

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